Pittura a olio impressionista di Claude Monet, raffigurante fiori di ninfea nelle delicate sfumature pastello del blu e del verde, con i riflessi dell'acqua.
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Ninfee, di Claude Monet

Ninfee, di Claude Monet

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Arthur

Cura Storica

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Le Ninfee sono una serie di dipinti dell'artista impressionista francese Claude Monet, che ritraggono il suo giardino d'acqua a Giverny.

Monet dipinse queste opere negli ultimi anni della sua vita, catturando la bellezza serena e l'atmosfera quieta del suo stagno di ninfee.

Le tele sono caratterizzate da pennellate sciolte e colori tenui, capaci di evocare un effetto di riflessione della luce sull'acqua.

I lavori della serie "Ninfee" sono considerati tra i più significativi e incantevoli della carriera di Monet. Rappresentano non solo una celebrazione della natura, ma anche la sua intima ricerca di bellezza e serenità interiore.

Le Ninfee, note anche come ninfèe, divennero celebri quando si imposero come soggetto principe dell'ultima fase pittorica di Claude Monet, figura di spicco dell'Impressionismo, movimento cruciale emerso proprio da un suo quadro: Impressione, sole nascente.

Da tempo, il pittore accarezzava l'idea di dar vita a un vasto giardino acquatico popolato da queste piante.

Fu così che, una volta realizzato il suo lussureggiante giardino a Giverny, non esitò a coltivare quelle esotiche ninfee importate dal Giappone.

Per questo, fu tuttavia necessario alzare la temperatura dell'acqua dei bacini, edificando delle dighe. Ciò scatenò le proteste della gente del posto, abituata a lavare i panni nel fiume che attraversava la proprietà e che alimentava le riserve idriche.

Molti, infatti, credevano che quelle "strane piante" potessero inquinare, o addirittura avvelenare, l'acqua del luogo.

Monet, però, si dedicava anima e corpo a seguirne l'evoluzione nell'acqua: i riflessi, ogni minimo dettaglio che lì prendeva vita, e che, con pazienza, immortalò nei suoi quadri.

La vita e l'opera dell'artista si svolsero interamente attorno a quel lago.

Nel corso degli anni, continuò a piantare sempre più ninfee, arricchendone la varietà.

Un giardiniere fu ingaggiato appositamente per la cura dello stagno.

Nel 1895, Monet fece costruire il "Ponte Giapponese", in legno. Con la sua cascata di glicini, sarebbe diventato il soggetto di innumerevoli tele.

Lo stagno, con le sue piante acquatiche e soprattutto le ninfee, divenne la fonte d'ispirazione dominante per gli ultimi trent'anni della vita del pittore.

In quel periodo, Monet si accostò a questo tema in modo sempre più ravvicinato, inquadrandolo quasi come fosse uno zoom, fino a immergersi completamente in esso.

Inizialmente troviamo le grandi composizioni, poi le viste parziali dello stagno con il ponte giapponese, e infine i dettagli minuziosi di quel frammento d'acqua dove il cielo, già si mostra, riflesso nel suo 'specchio', come lo chiamava l'artista.

Benché Monet affermasse sempre che la natura fosse il suo vero atelier, l'artista ultimava o riprendeva la maggior parte dei suoi quadri nel suo studio.

Ci fu un'epoca in cui a Giverny si contavano ben tre studi, dove l'artista accoglieva i suoi visitatori e con loro discuteva delle sue opere.

Monet nel suo terzo studio a Giverny, circa 1923. Qui si dedicò esclusivamente allo Stagno delle Ninfee.

Mentre molti artisti cercavano di affrancarsi dall'immagine e concepire una pittura fatta solo di forma e colore, Monet, nelle sue opere più visionarie, attinse sempre a ciò che i suoi occhi avevano già ammirato: la natura.

Monet sognava da tempo di presentare le ninfee in uno spazio che donasse l'illusione di un'infinità, un ambiente riposante e propizio alla meditazione.

Accettò di realizzare diverse tele, a patto che gli fosse allestita una sala espositiva conforme ai suoi desideri.

Si giunse a un accordo per il giardino dell'Hôtel Biron a Parigi, dove ha sede il museo dedicato allo scultore Rodin.

Un architetto preparò i progetti per un padiglione di dimensioni ragionevoli, da erigere all'estremità della proprietà, con una struttura circolare progettata per accogliere dodici pannelli.

Ma in quell'occasione, il Ministero dei Lavori Pubblici bocciò il progetto, ritenendo che una costruzione speciale fosse un onore eccessivo per l'artista.

Monet decise allora di revocare la donazione, e subito acquirenti americani e giapponesi si mostrarono interessati all'intera serie per i loro rispettivi musei.

Fu grazie all'intervento del suo amico  Clemenceau, il quale riteneva che le grandi decorazioni fossero parte integrante del suo progetto, che Monet ottenne una sala al Musée de l'Orangerie, affiliato al Museo del Louvre a Parigi.

Ninfee - Claude Monet
Ninfee. Pannello esposto al Musée de l'Orangerie - Sala dedicata a Claude Monet
Musée de l'Orangerie - Sala dedicata a Claude Monet

Dopo la sua morte nel 1926, le Ninfee furono finalmente installate in due sale ovali all'interno di quel Museo.

Oggi molto visitate, rimasero per lungo tempo quasi ignote al grande pubblico.

La loro riscoperta avvenne solo negli anni '50 del XX secolo.

Ninfee: GALLERIA

Ninfee - particolare - Claude Monet - 1916
Ninfee - Claude Monet
Ninfee - Salici Piangenti... Monet - 768x945
Ninfee - Claude Monet - 1917
Ninfee - Claude Monet
Ninfee - Claude Monet - 1914-1917 - 320x270
Ninfee: Claude Monet
Ninfee - Claude Monet
Ninfee: di Claude Monet - 1919
Ninfee Rosse: Claude Monet, 1919
Ninfee al Musée de l'Orangerie: Claude Monet


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